C’è una grande differenza tra lo scattare una foto e fare una fotografia.
Robert Heinecken

NITIDEZZA – parte seconda

Il circolo di confusione

Dunque proviamo a farla semplice anche se semplice non è

1) I raggi di luce che colpiscono una lente – per esempio quella montata su un obiettivo – ne vengono rifratti, cioè piegati.
2) Il fascio di raggi rifratti – ovvero come detto piegati – forma un cono
3) il vertice del cono si chiama punto focale, cioè il punto in cui i raggi rifratti/piegati dalla lente convergono sul piano focale ovvero la superficie di acquisizione dell’immagine, il sensore di oggi o la pellicola di ieri

circolo di confusione 001

Ora il piano focale su cui arriva il vertice del cono è l’unico sul quale ottenere un’immagine nitida. Quando la superficie di acquisizione si trova su piani diversi dal focale, questi piani intersecano il cono in punti diversi, ottenendo un cerchio che nel nostro caso è fatto di luce diffusa. Tale piccolo cerchio si chiama circolo di confusione.

Come sapete l’uomo non è perfetto (non serve un blog di fotografia per saperlo, qualsiasi compagna/fidanzata/donna potrà confermartelo) e l’occhio umano non è da meno, tanto che – entro certi limiti – non distingue un cerchietto da un punto.
A certe condizioni che sarebbe troppo complesso spiegare completamente (quindi fidati di noi) il nostro occhio percepisce come punti tutti i cerchietti con diametro inferiore a 0,25 mm.

circolo di confusione diaframma aperto e chiuso

Adesso osserviamo la figura in alto: se si apre il diaframma il cono si allarga e i cerchietti più piccoli del circolo di confusione sono distribuiti lungo l’asse ottico per una minore estensione.

Se al contrario si chiude il diaframma, come nella figura in basso, il cono diventa più stretto, e di conseguenza i cerchietti più piccoli del circolo di confusione appaiono distribuiti lungo l’asse ottico per una estensione maggiore.

Profondità campo

Per questo si dice che la chiusura del diaframma influisce sulla percezione della nitidezza, cioè sulla profondità di campo.

Profondità campo

Più cresce l’ingrandimento di stampa però più i cerchietti vengono ingranditi ed il diametro limite del circolo di confusione viene superato. E’ allora che il nostro occhio finalmente capisce che i punti sono in realtà cerchietti 🙂 Ecco perché ingrandendo una foto che in piccolo ci sembrava perfetta appare tutta la sfocatura.

(((((((A questo punto apriamo una parentesi: L’unico modo per avere una profondità di campo reale e non apparente è utilizzare un apparecchio a corpi mobili e applicare la regola di Scheimpflug grazie al basculaggio, cioè all’inclinazione dei corpi.

Siccome l’argomento è molto complicato e specialistico se sei interessato possiamo trattarlo in un apposito articolo. Lascia pure un commento. Chiusa parentesi.))))))

Quindi con gli apparecchi normali a corpi fissi, come quelli che usi abitualmente, l’unica soluzione per garantirsi una profondità di campo accettabile – anche se apparente – è chiudere il diaframma.
Tutto bene fin qui? Tutto chiaro? Anzi tutto “nitido”? Perché non è finita, manca un ultimo passaggio: La Rifrazione che tratteremo nel prossimo articolo.

Hai suggerimenti da aggiungere o cose da chiedere?

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con la preziosa collaborazione di Fabrizio Sambugar
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