C’è una grande differenza tra lo scattare una foto e fare una fotografia.
Robert Heinecken

NITIDEZZA – parte terza

LA DIFFRAZIONE

Ovvero perché la luce è sostanzialmente bastarda 🙂
Attenzione a non confondere la diffrazione con la rifrazione, di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente: là la luce si piega attraversando il vetro della lente, qui invece viene deviata di poco quando sfiora il bordo di un ostacolo, per esempio le lamelle del diaframma. Diffratta, appunto.
Se il diaframma è aperto, la luce diffratta è una parte insignificante rispetto a tutta quella che passa dritta.

 

diffrazione fotografica a diaframma aperto

Ma più il diaframma si chiude, più la percentuale di luce diffratta diventa importante.

diffrazione fotografica a diaframma chiuso

E cosa c’entra questo con la nitidezza? C’entra c’entra….. te lo ricordi che qualche riga sopra abbiamo scritto che la luce è bastarda no? Più c’è diffrazione, più si abbassa la nitidezza delle immagini.
Ma allora come faccio?
Dallo studio dei grafici MTF – valori che sono dati oggettivi che misurano le prestazioni di un obiettivo – è possibile dire che, a parte rare eccezioni, “in medio stat virtus” ovvero che le prestazioni migliori si ottengono ai diaframmi intermedi.

fotografia schema del circolo di confusione 2

Per questo l’obiettivo dovrebbe essere usato preferibilmente impostando i diaframmi intermedi, a meno che non serva una fondata esigenza di aumentare la profondità di campo.

E a che diaframma comincia?

Dipende dal formato. Zeiss ha una regola comoda: sei limitato dalla diffrazione al diaframma che vale 0,2 volte la diagonale dell’immagine. Sul pieno formato viene circa f/8. Rifai lo stesso conto sull’APS-C, che di diagonale ne ha circa 28 mm, e ti esce f/5,6: circa uno stop prima. Sensore più piccolo, diaframma limite più aperto.

Attenzione però a cosa vuol dire «comincia». Non è che a f/8 la nitidezza crolli di botto: vuol dire che da lì in poi a comandare è la diffrazione, non più i difetti dell’obiettivo. Le misure MTF di Lensrentals su due corpi a pieno formato dicono che dopo f/8 la risoluzione cala, ma non di molto. Roger Cicala f/8 e f/11 li usa volentieri, f/16 se proprio serve, e a f/22 si ferma: per lui è «un passo troppo in là».

Sono due domande diverse: quando la diffrazione comincia a comandare, e quando si vede davvero. Col criterio della stampa 20×25, Bob Atkins considera utilizzabile fino a f/16 su APS-C e fino a f/22 sul pieno formato.

Quindi sì, i diaframmi intermedi restano i migliori. Ma se ti serve profondità di campo, f/11 non deve farti paura.

diaframma migliore

Per questo chiudere il diaframma è sempre un compromesso: guadagni profondità di campo, ma oltre un certo punto è la diffrazione a mangiarti la nitidezza.

Siamo arrivati alla fine del primo tempo. Vuoi sapere proprio tutto tutto tutto e di più ancora sulla nitidezza? Continua a seguirci sul nostro blog.

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con la preziosa collaborazione di Fabrizio Sambugar
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6 pensieri su “Come ottenere foto più nitide: 3) LA DIFFRAZIONE

  1. James Wilshere dice:

    Blog molto interessante. Grazie mille per aver condiviso queste informazioni meravigliose. Lo condividerò con i miei amici con piacere. Ti auguro il meglio!

    • Marco Facincani dice:

      Grazie mille! Continua a seguirci perché nei prossimi articoli doneremo tutta la nostra conoscenza fatta sul campo.

    • Marco Facincani dice:

      Grazie mille Aubree, cerchiamo veramente di donare tutta la nostra passione e cultura fotografica.
      Continua a seguirci per continuare a scoprire cose nuove sull’affascinante mondo della fotografia.

  2. Shakib Hasan dice:

    This article explains the relationship between aperture, light refraction, and image sharpness in a clear and engaging way. The practical advice on using mid-range apertures helps photographers achieve the best optical performance from their lenses. Thanks for sharing this insightful guide to improving photographic sharpness!

  3. Scott S. Walker dice:

    I really enjoyed this explanation of diffraction and its effect on image sharpness. It’s a great reminder that getting a sharper photograph is not simply about having a good camera or lens, but also understanding how light behaves at different apertures. The way the article connects the technical concept of refraction with practical photography makes the subject much easier to appreciate. This kind of detailed explanation is especially valuable for photographers who want to move beyond automatic settings and understand why certain results happen.

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