C’è una grande differenza tra lo scattare una foto e fare una fotografia.
Robert Heinecken

NITIDEZZA – parte terza

LA RIFRAZIONE

Ovvero perché la luce è sostanzialmente bastarda 🙂
Ne abbiamo già parlato negli articoli precedenti, la rifrazione è un fenomeno luminoso: quando un fascio di luce oltrepassa un ostacolo – come le lamelle del diaframma – viene leggermente deviato, cioè rifratto.
Se l’apertura del diaframma è larga, la quantità di luce rifratta è percentualmente insignificante, rispetto alla quantità di luce che non viene deviata.

 

rifrazione fotografica

Ma quanto più il diaframma si stringe, tanto più la percentuale di luce rifratta diviene importante.

rifrazione fotografica

E cosa c’entra questo con la nitidezza? C’entra c’entra….. te lo ricordi che qualche riga sopra abbiamo scritto che la luce è bastarda no? Più c’è rifrazione più si abbassa la nitidezza delle immagini.
Ma allora come faccio?
Dallo studio dei grafici MTF – valori che sono dati oggettivi che misurano le prestazioni di un obiettivo – è possibile dire che, a parte rare eccezioni, “in medio stat virtus” ovvero che le prestazioni migliori si ottengono ai diaframmi intermedi.

Per questo l’obiettivo dovrebbe essere usato preferibilmente impostando i diaframmi intermedi, a meno che non serva una fondata esigenza di aumentare la profondità di campo.

diaframma migliore

Per questo si dice che la chiusura del diaframma influisce sulla percezione della nitidezza, cioè sulla profondità di campo.

Siamo arrivati alla fine del primo tempo. Vuoi sapere proprio tutto tutto tutto e di più ancora sulla nitidezza? Continua a seguirci sul nostro blog.

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con la preziosa collaborazione di Fabrizio Sambugar
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