Non c’è niente di peggio di un’immagine nitida di un concetto sfocato.

Ansel Adams, fotografo

NITIDEZZA – parte quarta

Il disturbo digitale

Ricapitolando: l’obiettivo che usate andrebbe utilizzato al diaframma al quale lavora meglio (di solito un diaframma intermedio).

Si chiude al massimo solo se avete proprio bisogno della massima profondità di campo.

Paesaggio con grande profondità di campo corso fotografia Verona

Tuttavia, come spiegato negli altri articoli del nostro blog c’è sempre il problema del tempo di scatto: se è troppo lungo si ripresenta uno dei nostri nemici, il “micromosso”, quel fastidioso effetto che fa uscire l’immagine non nitida.

Ma se usiamo obiettivi stabilizzati? Lo stabilizzatore incorporato è un sistema meccanico controllato elettronicamente che contrasta i micromovimenti del fotografo con altrettanti micromovimenti contrari durante lo scatto. State pensando che quindi il problema è risolto? Ma questa è fotografia: si fanno cose straordinarie ma per i miracoli bisogna rivolgersi altrove….1/30 di secondo con lo zoom al massimo sarà sempre un rischio, anche con l’obiettivo stabilizzato.

Stabilizzatore d'immagine su obiettivo fotografico

Si puo’ provare ad aumentare il valore dell’ISO ma nonostante le eccellenti prestazioni dei sensori attuali, quella nitidezza che volevamo guadagnare grazie ai tempi rapidi di scatto garantiti da un’ISO elevato, rischia di essere vanificata perché aumenta il “rumore”, tanto più evidente quanto più si ingrandisce il file.

 

Disturbo Digitale corso di fotografia

Ma che cosa è il “rumore digitale”?

Quando sentiamo parlare di rumore pensiamo a 2 cose: se non siamo proprio giovanissimi ci viene in mente una vecchia canzone di Raffaella Carrà, altrimenti quasi sempre associamo il termine a qualcosa di fastidioso per il nostro udito. Nel caso del rumore in fotografia non c’entra la Carrà e parliamo sicuramente di qualcosa di fastidioso, che naturalmente si “sente” con gli occhi e non con gli orecchi.

Il rumore è una caratteristica di qualunque dispositivo elettronico: è un segnale elettrico casuale e inutile che si somma al segnale pulito e utile. Si genera nello stesso punto in cui si genera il segnale e per questo è ineliminabile. 

Facciamo un esempio: Nei gloriosi e mitici anni ’70 non esisteva internet e non potendo scaricare dal web più o meno legalmente le nostre canzoni preferite, ci si facevano prestare i dischi dagli amici per registrarli sul radio registratore portatile o sul più economico mangiacassette.

Complesso rock anni 70 Led Zeppelin
Vecchia cassetta audio disturbo digitale

Tenendo alto il volume di registrazione la qualità dell’audio era buona perché il fruscio di fondo veniva minimizzato, però si rischiavano picchi che distorcevano il suono. Mantenendo a livelli più moderati il volume di registrazione, si evitavano i picchi ma poi si doveva alzare il volume in fase di ascolto…. E a questo punto insieme alla musica si alzava anche il volume del fruscio di fondo.

 

Amplificatore segnale e disturbo digitale

In fotografia accade la stessa cosa: poiché la quantità di luce che colpisce il sensore non può essere incrementata, noi possiamo aumentare la luminosità dell’immagine soltanto obbligando il sensore ad “alzare” il segnale in uscita. Così facendo, ovviamente, amplifichiamo anche il rumore, che è inseparabile dal segnale. Nelle nostre foto si manifesta come una variazione casuale del colore dei pixel, e si annida soprattutto nelle aree di colore scuro e uniforme (il famoso rumore digitale)

Fotografia che contiene rumore digitale

Una piccola chicca da nerd: il rumore è proporzionale al calore, se la temperatura fosse prossima allo zero assoluto esso non si verificherebbe. Naturalmente è tecnicamente un pelo complicato far lavorare il sensore a quelle temperature…. Però c’è qualche trucco:

• Accendere la macchina subito prima dello scatto e spegnerla subito dopo (così tra l’altro si risparmiano anche le batterie!)
• Utilizzare, per quanto possibile, il sensore alla sua sensibilità nativa, che è sempre la più bassa, eccettuate le estensioni digitali. 

Ma soprattutto adottare in ripresa la tecnica denominata esposizione a destra oppure ETTR, ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

Siamo arrivati alla fine di questo nuovo capitolo. Vuoi sapere proprio tutto tutto tutto e di più ancora sulla nitidezza? Continua a seguirci sul nostro blog.

Hai suggerimenti da aggiungere o cose da chiedere?

Commentate qui sotto o nei nostri social 🙂 

con la preziosa collaborazione di Fabrizio Sambugar
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