“Io mi immaginavo che mi avrebbero insegnato la tecnica, la prospettiva,
il chiaroscuro, dove cadon le ombre a seconda della fonte di luce […] ma soprattutto, quel che volevano insegnare sarebbe stato a guardare.
Che io mi ricordo mi ero sentito offeso, Son sedici anni,
che guardo, avevo pensato.”(Paolo Nori, Chiudo la porta e urlo, Mondadori 2024)
Diaframma, tempo di scatto e ISO:
come funziona davvero l’esposizione
Nori aveva sedici anni e voleva imparare a disegnare. Comprò in edicola il primo numero di un corso a dispense, di quelli che escono a puntate, e si aspettava di trovarci la tecnica, la prospettiva, il chiaroscuro, le ombre. A pagina uno gli spiegarono che la cosa più difficile da imparare era un’altra: guardare. Si sentì offeso: sono sedici anni che guardo, pensò, cosa ci sarà da imparare?
Fotografare, oggi, sembra ancora più facile che disegnare. Tiri fuori il telefono, inquadri, tocchi lo schermo. Viene bene. Ed è vero: le macchine di adesso sbagliano pochissimo, e non c’è niente di male a lasciarle lavorare.
Poi però capita che il tramonto dai colori meravigliosi diventi tutto slavato, che nella foto gli amici in controluce siano una silhouette nera oppure che la magia di un momento con una luce stupenda diventi la solita foto banale e scontata.
In tanti anni di corso base questa sorpresa è quella che sentiamo raccontare più spesso. Si arriva convinti che ci sia da imparare dove stanno i comandi, e si scopre quasi subito che i comandi vengono dopo. Prima c’è una domanda: che foto voglio? Sfondo sfocato o tutto leggibile. Movimento congelato o dinamico. Solo dopo aver risposto ha senso girare una ghiera.
E i comandi, alla fine, sono tre. Tre soltanto, e bastano a confondere: ognuno fa due cose insieme, regola la luce e cambia l’aspetto della foto. È lì che ci si perde.
Vediamoli uno per uno, poi in tre situazioni vere. Allarme spoiler: in fondo ci sono degli esercizi da fare anche subito.
Ma prima di tutto:
cos’è l’esposizione fotografica?
Quando premi il pulsante di scatto, il sensore della tua fotocamera raccoglie la luce che arriva dall’obiettivo. Se ne raccoglie troppa, la foto è bruciata — bianca, senza dettagli. Se ne raccoglie troppo poca, è scura, quasi nera. La giusta quantità di luce produce un’esposizione corretta.
Detta così sembra semplice. Il punto è che non esiste un solo modo per far arrivare la giusta quantità di luce al sensore: ne esistono tre. E puoi combinarli come vuoi: la luminosità resta la stessa, l’aspetto della foto cambia.
Si chiamano diaframma, tempo di scatto e ISO. Sono i tre comandi che ti restano in mano quando esci dall’automatico.
Il diaframma:
l’iride del tuo obiettivo
Dentro ogni obiettivo c’è un meccanismo a lamelle che si apre e si chiude come la pupilla dell’occhio. Quando è aperto, entra molta luce. Quando è chiuso, ne entra poca. Questo meccanismo si chiama diaframma.
Il diaframma si misura con un numero preceduto dalla lettera f, e qui arriva la prima cosa che confonde quasi tutti: più il numero è basso, più il diaframma è aperto. Quindi f/2.8 è molto più aperto di f/22. Pensa all’apertura come a una frazione: 1/2.8 è un numero molto più grande di 1/22.
TIPS #1 · Il diaframma — perché più il numero è grande, più il foro è piccolo
Il diaframma però non regola solo la luce: controlla anche la profondità di campo, cioè quanta parte dell’immagine risulta a fuoco.
Diaframma aperto (f/2.8-f/4):
Sfondo sfocato, soggetto isolato. Quella sfocatura dietro al soggetto ha un nome che sentirai spesso: bokeh. Ideale per ritratti, fotografia di prodotto, dettagli. Ne abbiamo parlato a fondo nell’articolo dedicato al circolo di confusione.

f/4: le tazze in fondo si perdono.
Diaframma chiuso (f/11-f/22):
Tutto a fuoco, dal primo piano all’orizzonte. Serve più luce. Ideale per paesaggi, architettura, foto di gruppo.

f/22: la fila resta a fuoco fino all’ultima.
Il tempo di scatto:
quanto tieni la porta aperta
Il tempo di scatto — chiamato anche velocità dell’otturatore — decide per quanto tempo il sensore resta esposto alla luce. Si misura in frazioni di secondo: 1/1000s, 1/250s, 1/30s, o anche in secondi interi per la fotografia notturna.
Immagina di aprire una persiana per far entrare la luce in una stanza buia: la tieni aperta mezzo secondo o dieci secondi? Dipende da quanta luce vuoi fare entrare. Il tempo di scatto funziona esattamente così.
Anche il tempo di scatto fa due cose: oltre alla luce, controlla come appare il movimento nella foto.
Tempo veloce (1/500s o più veloce):
Il movimento viene congelato. Una goccia d’acqua ferma nel vuoto. Un uccello in volo con le ali immobili. Un atleta bloccato a mezz’aria.

Tempo veloce: il passo resta fermo.
Tempo lento (1/15s o più lento):
Il movimento diventa pittura. L’acqua di una cascata diventa seta. I fari delle auto diventano strisce luminose. Il cielo stellato diventa una scia cosmica.

Tempo lento: lo stesso passo diventa una scia.
TIPS #6 · Il mosso — ce ne sono due tipi, e si curano in modo diverso
Attenzione al micromosso!
Sotto certi tempi di scatto (indicativamente 1/60s con un obiettivo standard), le vibrazioni delle tue mani durante lo scatto introducono una sfocatura impercettibile ma devastante sull’immagine ingrandita. Si chiama micromosso ed è il colpevole silenzioso di moltissime foto “quasi belle”. Gli abbiamo dedicato un articolo intero, su come evitare il micromosso.
TIPS #8 · Il tempo di sicurezza — a mano libera, sotto quale soglia comincia il micromosso
Diaframma e tempo lavorano in coppia
Questi due non si decidono uno alla volta. Se apri il diaframma entra più luce, e allora il tempo deve accorciarsi per non prenderne troppa. Se lo chiudi, il tempo si allunga. Uno dà, l’altro toglie.
È il concetto che spieghiamo alla prima lezione del corso base con tre bicchieri d’acqua, ed è più facile da guardare che da leggere:
La luce è l’acqua, i rubinetti sono i diaframmi — stessa esposizione, tre strade per arrivarci
Tre bicchieri uguali, tre rubinetti aperti in modo diverso, stesso ISO. A f/16 esce un filo d’acqua e il bicchiere ci mette un secondo intero a riempirsi. A f/8 il getto è più largo e bastano 1/4 di secondo. A f/1.4 il rubinetto è spalancato e in 1/125 di secondo è già pieno. Stessa quantità d’acqua, stessa esposizione, tre strade per arrivarci, e ognuna dà una fotografia diversa.
Gli ISO:
l’amplificatore del sensore
Gli ISO misurano quanto è sensibile il tuo sensore alla luce. ISO bassi (100, 200) significano poca sensibilità, quindi serve molta luce. ISO alti (3200, 6400) significano molta sensibilità: si riesce a fotografare anche con poca luce.
Sembra la soluzione a tutto, no? Se c’è poca luce, alzo gli ISO e il problema è risolto. Il guaio è che alzare gli ISO ha un costo: il rumore digitale.
Pensa a un vecchio amplificatore stereo. Alzi il volume e la musica si sente meglio, ma aumenta anche il fruscio di fondo. Gli ISO fanno la stessa cosa: amplificano il segnale utile, ma amplificano anche il disturbo elettronico del sensore. Risultato: quei fastidiosi puntini colorati nelle zone scure della foto.
TIPS #9 · Gli ISO — l’amplificazione rimedia alla luce che manca, e il rumore è il prezzo
Le due foto qui sotto sono lo stesso ponte, ripreso dallo stesso punto: le due strade possibili con quella luce. Nel cerchio, il riquadro ingrandito.

Con gli ISO alti: f/4, 1/45 di secondo, ISO 12800.

Con il treppiede: f/11, 30 secondi, ISO 160.
Nella prima gli ISO stanno a 12800, e il tempo di scatto scende a 1/45 di secondo. Nella seconda stanno a 160, e l’otturatore resta aperto trenta secondi. Trenta secondi si fanno solo sul treppiede, e allora tanto vale chiudere il diaframma a f/11, visto che il tempo non è più un problema.
Da vicino la differenza si vede meglio.

Lo stesso dettaglio, con le due impostazioni.
Gli ISO alti non sono un errore. Sono il prezzo che paghi quando la luce non c’è e il treppiede neanche. Più che quanto puoi alzarli, conta cosa sei disposto a dare via: senza treppiede la pulizia dell’immagine, con il treppiede il movimento, e se in quei trenta secondi passa qualcuno, nella foto non c’è.
Per fortuna esistono tecniche per ridurre il rumore anche ad alti ISO, come l’esposizione a destra. E i sensori moderni gestiscono gli ISO alti molto meglio di quelli di dieci anni fa.
Come usarli insieme:
tre scenari reali
Adesso che conosci i tre comandi, vediamo come si combinano nella pratica. Pensa a tre fotografi che vogliono ottenere la stessa esposizione corretta ma scelgono strade diverse, perché vogliono raccontare cose diverse.
Scenario 1 — Il ritratto all’aperto
Vuoi isolare il soggetto con lo sfondo sfocato. Apri il diaframma al massimo che permette il tuo obiettivo (numeri piccoli, f/2.8 o f/3.5): entra molta luce. Per bilanciare, in una giornata coperta usi un tempo veloce (1/500s) e ISO bassi (ISO 100). Risultato: esposizione corretta, sfocatura bellissima, rumore minimo.
Scenario 2 — Il paesaggio di montagna
Vuoi tutto a fuoco, dalla punta dei tuoi piedi alla cima lontana. Chiudi il diaframma a f/11. Entra meno luce, quindi in una giornata coperta usi un tempo più lento (1/60s) e ISO 100. Risultato: massima profondità di campo.
Scenario 3 — Il concerto al chiuso
Poca luce, soggetti in movimento. Apri il diaframma al massimo che permette il tuo obiettivo (numeri piccoli, f/2.8 o f/3.5). Usi un tempo abbastanza veloce per fermare i movimenti (1/250s) e accetti ISO alti (ISO 3200 o 6400). Risultato: foto utilizzabile, con un po’ di rumore — ma c’è davvero poca scelta.

L’esposimetro:
il tuo alleato (quasi sempre)
Nel mirino della tua fotocamera trovi una barra con un indicatore: è l’esposimetro. Ti segnala se la scena risulterà troppo chiara (indicatore a destra del centro), troppo scura (a sinistra) o corretta (al centro).
È uno strumento prezioso ma non infallibile. L’esposimetro è calibrato sul “grigio medio” — la luminosità media del mondo che ci circonda. Se fotografi la neve, lui vedrà tanta luce e cercherà di sottoesporre per portarla al suo grigio di riferimento. Risultato: la neve esce grigia.
Per questo ti conviene guardare lo strumento più onesto che hai a disposizione: l’istogramma. Ti dice com’è distribuita la luce nella foto, senza inganni.

La barra dell’esposimetro: dove si ferma l’indicatore e come viene la foto.
Ora tocca a te!
Tre esercizi, stessa scena
La teoria diventa tua solo quando la metti in pratica. Prova questi esercizi la prossima volta che esci con la fotocamera.
Esercizio 1 — Congela il movimento
Trova qualcosa che si muove: una fontana, foglie nel vento, un passante. Imposta la modalità Tv (priorità tempi) e scegli 1/1000s. Lascia che la macchina gestisca diaframma e ISO. Scatta. Guarda cosa succede al movimento.
Esercizio 2 — Dipingi il movimento
Stesso soggetto. Allunga il tempo a 1/15s. Appoggia la fotocamera su una superficie stabile o usa il treppiede. Scatta. Confronta con il risultato precedente.
Esercizio 3 — Sfoca lo sfondo
Imposta la modalità Av (priorità diaframma). Apri al massimo (numero f/ più basso disponibile sul tuo obiettivo). Fotografa un soggetto vicino con qualcosa di lontano sullo sfondo. Poi chiudi a f/11 e rifai la stessa foto. Il confronto vale più di mille parole.
In sintesi
Diaframma → controlla due cose insieme: quanta luce entra e la profondità di campo (sfondo sfocato o tutto a fuoco)
Tempo di scatto → controlla due cose insieme: quanta luce entra e come appare il movimento (congelato o mosso)
ISO → controlla due cose insieme: la sensibilità del sensore e il rumore digitale, che aumenta con i valori alti
La modalità automatica non è sbagliata:
non sa cosa vuoi raccontare
Quando usi la modalità automatica, la fotocamera prende tutte e tre le decisioni al posto tuo, e le prende in modo sensato, statisticamente corretto. Ma non sa se vuoi lo sfondo sfocato o tutto a fuoco. Non sa se il movimento deve essere congelato o dipinto. Non sa cosa stai cercando di comunicare.
Imparare questi tre comandi serve a riprenderti quella decisione.
A fine corso, la frase che ci fa più piacere sentire non parla di diaframmi. Qualcuno dice: la tecnica l’ho imparata, ma soprattutto ho imparato a guardare in un altro modo. Va a spasso e vede la luce che entra di taglio da una finestra, e prima non la vedeva.
È la stessa cosa che avevano scritto a Nori a pagina uno, e che lui aveva preso per un’offesa. La tecnica serve, eccome: senza, la fotografia che hai in testa resta in testa. Ma da sola non decide niente: conta quando la metti al servizio di quello che hai visto.
Diaframma, tempo e ISO decidono come registrare la luce. Ma ciò che quella luce deve raccontare lo decidi tu.
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… spiegato benissimo, come sempre! bravi e grazie!
Grazie mille Susanna!
spiegazione da manuale per chi parte da zero o anche per chi ha piacere a ripassare le basi. Ottimo lavoro, vi seguo sempre.
Grazie Riccardo! Le basi sono quelle che si danno per scontate e poi, al momento giusto, mancano. Ora esci e provale sul campo! 📸
La macchina fotografica è lo strumento, il fotografo l’artigiano. La fotografia può diventare arte se l’artigiano usa bene la macchina. Grazie ragazzi, sempre bravissimi.
Angelo, hai detto in due righe quello che a noi è servito un articolo intero per dire. Lo strumento si impara, l’occhio si allena. Avanti tutta!
Complimenti, perché l’argomento è complesso, ma è spiegato in modo semplice e chiaro, così da renderlo comprensibile a tutti.
Grazie Tiziana! Rendere semplici i concetti complicati è quello che proviamo a fare ogni volta. Se un passaggio non ti torna, scrivilo qui sotto: è il posto giusto per chiederlo.
Utilissimo e a portata di mano per i ripassi. Gran lavoro.
Potete rallentare un pò i filmati? Sapete…alla mia età…
Grazie di tutto, avanti così.
Alla prossima !
Hai ragione Numa, i filmati corrono troppo, e non è questione di età. Nei prossimi li rallentiamo. Se trovi altri punti dove andiamo di fretta, scrivilo: è così che si aggiustano.
Molto utile come ripasso poiché spiegato molto bene.
Supera il manuale.
Grazie
«Supera il manuale» ce lo teniamo, Anna! Il manuale dice cosa fanno i comandi, noi proviamo a dire quando usarli. Il resto lo fa la pratica: adesso tocca a te.
Siete il top ragazzi io grazie a voi o scoperto che la mia macchina fotografica aveva tanti pulsanti ….e soprattutto e’ dalla base che si impara e un ripasso non fa mai male ! Grazie ancora Ragazzi
Quei pulsanti c’erano già, Francesca: mancava solo qualcuno che ti dicesse a cosa servono. Ora provali uno per uno, anche quelli che non hai mai toccato 😄
GRAZIE A VOI !
Grazie a te Francesca. È sempre un piacere ritrovarti, anche qui sul nostro blog.
Ottima sintesi tra un manuale pratico e una guida approfondita! Spiegazioni ed esempi molto chiari ed utili, soprattutto nei passaggi dai comandi della macchina agli effetti finali nelle foto. Apprezzo molto il connubio tra fotografia e letteratura. Avete fatto un bellissimo lavoro, grazie. Attendo i prossimi!
Hai colto proprio quello che volevamo fare, Donatella: non fermarci alla spiegazione dei comandi, ma arrivare a capire cosa cambia davvero dentro una fotografia. Ci fa piacere che tu abbia apprezzato anche l’incontro con la letteratura: è una strada che continueremo. Ora tocca a te, macchina in manuale!
Grazie ragazzi, pillole tecniche spiegate sempre in modo semplice, curioso e con degli esercizi pratici🤩
Non vedo l’ora di leggere i vostri prossimi contenuti!
Grazie Christian. Gli esercizi sono lì proprio per questo: trasformare quello che si legge in qualcosa da provare subito con la macchina in mano. E visto che aspetti i prossimi contenuti, adesso ci tocca lavorare.
Anni fa scelsi Officina Z6 per iniziare il mio percorso nel mondo della fotografia. Col senno di poi, posso dire che non avrei potuto fare scelta migliore!
Grazie per tutto quello che mi avete trasmesso e per la passione con cui fate il vostro lavoro.
Bravissimi!!! 👏📸
Claudio, il primo passo l’hai fatto con noi e dopo anni lo racconti ancora così: per noi non c’è complimento più grande. Tu però non fermarti, la parte bella viene dopo i primi anni. Buona luce!
Articolo molto interessante e soprattutto utile per chi, come me, sta iniziando a capire meglio la fotografia. Mi è piaciuta la spiegazione del rapporto tra diaframma, tempo di scatto e ISO: finalmente riesco a capire meglio come le tre impostazioni lavorano insieme per ottenere l’esposizione che voglio. Grazie!
Hai scritto «finalmente», Susy, ed è la parola che vale più di tutto il resto. È il momento in cui diaframma, tempo e ISO smettono di essere tre comandi separati e diventano una cosa sola. Da lì in poi la foto la decidi tu. Prova a lasciare la macchina in manuale per un pomeriggio intero, anche quando sbagli.
Contenuto molto utile, per approfondire conoscenze già assimilate durante i corsi.
Ma un ripasso non fa mai male!
Grazie Elisa. È proprio questo lo scopo di questi articoli: riprendere con calma quello che abbiamo visto durante i corsi e avere un riferimento a cui tornare quando serve. E su diaframma, tempi e ISO un ripasso ogni tanto ci sta sempre. Grazie per averci lasciato il tuo commento.
trovo tutto molto chiaro e spiegato egregiamente anche in modo semplice, forse l’unico passaggio che mi ha lasciata un po’ perplessa è questo:
“immagina di aprire una finestra per far entrare la luce in una stanza buia”.
Nella mia mente questo ragionamento lo legherei più ad una tenda o una persiana come esempio per creare un apertura alla luce, immagino una finestra a vetri già luminosa.
Cambiamo la frase, Elisa. Una finestra a vetri è già luminosa, come dici tu. Una persiana no: l’apertura che si allarga e si stringe la vedi, ed è quello che fa il diaframma. L’esempio giusto è il tuo. Rileggi il pezzo con la persiana in testa.
Tempi, diaframmi e ISO. Concetti scontati ?. Eh sì, ma poi al momento dello scatto ce ne dimentichiamo. Grazie per queste “pillole” semplici (non sempliciotte !!) ma molto pratiche e funzionali. Continuate così. Grazie
Capita anche a noi, Federico: i tre comandi si sanno a memoria e davanti al soggetto evaporano. La differenza fra semplice e sempliciotto la senti perché poi vai a scattare. La prossima volta fermati tre secondi prima di premere e chiediti quale dei tre stai lasciando scegliere alla macchina.
Bravi ragazzi, ottima iniziativa. Utile per chi é alle prime armi, come ripasso per chi non scatta spesso e per chi, diversamente giovane, certi valori dei comandi che funzionano bene insieme per ricordarli dovrebbe tatuarseli. Mi piace il piglio coinvolgente, non da freddo manuale: ci fa sentire parte della vostra grande “famiglia” di appassionati. Perché, fa bene farlo presente, voi trasmettete passione.
Suggerimento per un eventuale argomento? Visto quello che ho rischiato con le foto delle vacanze : COSA NON FARE.
Grazie.